Spiare il cellulare del partner è reato


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Che vi costerà molto caro e vi costringerà ad uscire di casa. Non c' è più bisogno di dimostrare il congiungimento carnale tra il proprio coniuge e l' amante per certificare il suo tradimento, non sono più necessari i detective privati, i pedinamenti e gli appostamenti con foto compromettenti, né improvvise irruzioni con testimoni per coglierli in flagrante.

Le cause dell’infedeltà coniugale

Oggi un solo sms hot è ritenuto causa evidente della crisi coniugale ed acquisito dal giudice come prova regina per fondare la colpevolezza del coniuge infedele, e giustificare l' addebito a suo carico. È quanto stabilito a Roma dalla Cassazione il 30 marzo scorso, con una sentenza che creerà un precedente e farà giurisprudenza nell' ambito dei futuri litigi tra coniugi.

Cosa si rischia a spiare il cellulare del coniuge?

Dunque non è più il rapporto fisico a giustificare la richiesta di addebito, ma il semplice fatto che la fiducia sia venuta meno all' esito della scoperta del messaggio erotico, stabilito come prova del tradimento. Addirittura non è valso ad eliminare il reato il fatto che il titolare dell' account di posta elettronica, dopo aver letto il suo sms, sia rimasto distrattamente "loggato", consentendo al partner di entrare nella propria casella senza sforzi o tentativi di carpire la sua password, poiché le credenziali di accesso sono state appunto lasciate aperte e libere agli occhi altrui.


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  5. In ambito penale, senza il consenso espresso o tacito della visione della corrispondenza diretta al coniuge, di qualsiasi genere, configura il reato di sottrazione di corrispondenza art. Lo stesso principio vale per tutti gli altri tipi di messaggi posta elettronica, Messenger, Skype, WhatsApp,Facebook e anche per gli sms , la violazione della riservatezza che copre questo genere di comunicazioni private integra il reato di accesso abusivo a sistema informatico art.

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    E perché mai correre il rischio di ricevere una denuncia penale? Ricorrere a mezzi che violano i diritti è un rimedio estremo da utilizzare con cautela. Secondo il giudice romano, quando si tratta di marito e moglie, la privacy subisce un affievolimento proprio per via del fatto che la coppia coabita sotto lo stesso tetto ed è quindi naturale che gli oggetti, come il cellulare, siano esposti alla possibile condivisione, apertura o lettura, sebbene non espressamente autorizzata.

    Insomma, la convivenza determina una sorta di manifestazione tacita di consenso alla conoscenza sia dei dati che delle comunicazioni del coniuge, anche se di natura personale.

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    Chi ha qualcosa da nascondere nei propri device deve fare attenzione a richiamare la violazione della propria privacy. Si legge nella sentenza che, in un contesto di coabitazione e di condivisione di spazi e strumenti di uso comune quale quello familiare, la possibilità di entrare in contatto con dati personali del codice è del tutto probabile e non si traduce necessariamente in una illecita violazione di dati personali.

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    Perché il giudice possa addebitare la separazione a carico del coniuge infedele è necessario dimostrare che il tradimento è stato la causa della crisi matrimoniale e non il suo effetto. Nel corso degli anni, la giurisprudenza si è anche uniformata in relazione ai nuovi mezzi di comunicazione sociale: in particolare, internet e social network. A tal proposito, la Suprema Corte ha affermato che la produzione in giudizio di documenti contenente dati personali è sempre consentita se necessaria per esercitare il proprio diritto di difesa quali che siano le modalità con cui è stata acquisita la loro conoscenza, anche se la facoltà di difendersi in giudizio utilizzando gli altrui dati personali va esercitata nel rispetto dei doveri di correttezza, pertinenza e non eccedenza, sicché la legittimità della produzione va valutata in base al bilanciamento tra il contenuto del dato utilizzato, cui va correlato il grado di riservatezza, e le esigenze di difesa.

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